Ogni decisione modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

Stasera voglio proporti un video ricco di spunti di riflessione.

E’ l’intervista di Alberto Bagnai a Mizar su Rai2 in cui l’uomo si presenta e spiega in modo sintetico e chiaro per tutti la causa della “crisi” che sta distruggendo l’economia e la democrazia degli stati europei: l’euro.

Aldilà del racconto della propria storia, Bagnai spiega come l’euro sta demolendo il valore del lavoro e degli stipendi. Non avendo una moneta propria, gli stati meno competitivi di un’unione monetaria sono costretti a svalutare i salari, strozzando così la domanda interna e quindi l’economia del paese. A questo servono le politiche monetarie e fiscali che l’Europa impone agli stati in difficoltà, generando una spirale deflattiva da cui non è possibile uscire.

Perché lo fanno?

Dietro le ideologie e le menzogne che i media allineati rafforzano ogni giorno, è chiaro come tutto questo sia permesso e/o voluto dagli usa e dalle classi dirigenti/dominanti europee e vada a vantaggio del capitale, cioè di quella minoranza di privilegiati che possiede la maggior parte della ricchezza.

Da un altro punto di vista stiamo assistendo a una guerra sociale, in cui la minoranza dei ricchi aggredisce tutte le altre e ne ruba la ricchezza. Come? Attraverso il controllo delle politiche monetarie, il controllo dei mezzi di informazione e la manipolazione dell’informazione, usando strumenti finanziari leciti e illeciti, manipolando la redistribuzione del reddito, sottraendo ricchezza attraverso una fiscalità crescente, la riduzione o privatizzazione dei servizi e la sottrazione dei beni pubblici.

Assistiamo a un vero e proprio conflitto non armato, almeno in apparenza, tra le classi dirigenti e i popoli europei. I cui effetti sono maggiori dei danni provocati dalle guerre mondiali. La domanda è: quanto durerà? Quanto tempo passerà prima che questo diventi un conflitto armato?

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog e qui trovi il suo blog su il Fatto quotidiano.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e ti invito a verificare le informazioni presso fonti di informazioni affidabili. Usa la tua testa, non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

Sono di nuovo qui per proporti una notizia sconvolgente per chi come me ha visto nascere il web e ne conosce pregi e difetti, forza e debolezze: l’europa ha cancellato la neutralità della rete, cioè ha permesso che i provider e le grandi possano manipolare le i flussi dei dati della rete per i propri interessi a discapito di noi utenti privilegiando certi tipi di informazioni rispetto ad altre. Non c’erano riusciti negli stati uniti, lo hanno fatto qui in europa.

Nonostante l’importanza della notizia, l’informazione allineata non ne ha parlato, o se lo ha fatto non lo ha fatto in modo chiaro. Per trovare informazioni complete dobbiamo cercare in rete, per esempio qui puoi trovare un articolo di Left, qui e qui due articoli di Byoblu, qui la notizia data dalla BBC, qui un articolo del CIS di Stanford, qui un post su Wired.

Per quale motivo lo hanno fatto?

Per soldi. Di fatto abbiamo regalato la rete ai colossi. Anzi peggio, non stiamo parlando solo di privilegiare chi paga rispetto a chi non paga, ma parliamo della possibilità censurare le informazioni relegandole al livello più basso di servizio, di manipolare il flusso informativo della rete agendo direttamente sugli accessi e sul servizi.

Gli effetti e gli abusi di tutto questo, se proiettati sul medio-lungo periodo, sono sconvolgenti. A livello economico e aziendale, il controllo dell’accesso ai dati da parte dei provider, favorirà i colossi a spese delle piccole aziende, genererà una distorsione insanabile dei mercati legati alla rete e le nuove aziende del web non potranno più fare concorrenza ai grandi colossi, grazie all’uguaglianza e alla neutralità di internet.

Comunque i più danneggiati da questa legge saremo noi utenti. L’azienda che ci eroga il servizio di accesso alla rete, nonostante la paghiamo e bene, guadagnerà sulla manipolazione delle priorità dei flussi informativi, negando o limitando i nostri diritti di accesso alle informazioni, manipolando le nostre scelte sia personali che a livello commerciali, influenzando le nostre idee e quindi i nostri comportamenti.

Il web non è più un territorio libero e neutrale. 

Cosa possiamo fare?

Permettimi di essere franco: stiamo parlando di politica, è chiaro vero? Ma stiamo parlando anche del futuro, il tuo e quello di chi ami, anche questo è chiaro, vero?

In questo periodo di declino degli stati e della democrazia, da soli possiamo fare poco, quindi dobbiamo riprendere a fare politica, e farla insieme. In primo luogo capire le conseguenze di quello che è accaduto e che succederà nel nostro prossimo futuro. Poi alzare la voce e farsi sentire da chi ci sta vicino. E poi iniziare a colpire dove fa più male alle aziende, nei soldi. Oggi si fa più pressione facendo la spesa che mandando mail ai politici corrotti.

Per il video ringraziamo Claudio Messora, giornalista e blogger, responsabile del blog Byoblu. Dopo una breve parentesi come responsabile della comunicazione del gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle è tornato alla rete e all’informazione non allineata. Qui trovi Byoblu, qui la pagina in cui ha pubblicato il video.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quando viene detto, a verificare le informazioni presso fonti affidabili e a non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto.

Altra apparizione veloce per proporti un video interessante e ricco di spunti di riflessione.

Sono le dichiarazioni di Luciano Barra Caracciolo, giurista presidente della Sesta Sezione Giurisdizionale del Consiglio di Stato, già consulente ministeriale e vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sul declino della democrazia in Europa.

E’ oramai evidente, anzi dichiarato apertamente che l’Europa miri a distruggere gli stati e la sovranità dei popoli tramite la moneta europea. Le politiche economiche-monetarie continuano ed essere recessive e a provocare alle economie nazionali e alla vita di una parte sempre più importante dei cittadini europei danni equiparabili a una guerra mondiale.

Perché è stata creata l’europa e l’euro?

Per quale scopo? A vantaggio di chi?

Un ringraziamento a Claudio Messora è giornalista e blogger, responsabile del blog Byoblu. Dopo una breve parentesi come responsabile della comunicazione del gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle è tornato alla rete e all’informazione non allineata. Qui trovi Byoblu, qui la pagina in cui ha pubblicato il video.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quando viene detto, a verificare le informazioni presso fonti affidabili e a non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto.

Ciò che vogliono farvi credere sulla Grecia

Sono settimane che manco su queste pagine. Non ho abbandonato il progetto, ma sono costretto a cambiare la mia vita e lo sforzo è notevole. Cambiare è un’emozione senza fine, ma richiede energia, volontà, motivazione e pazienza. E questo solo per iniziare.

Ma in questo post voglio parlare della Grecia, ancora. Non dei fatti che tutti abbiamo visto in questi mesi, non credo di dover aggiungere nulla al vociare della folla che si è accalcata a spiegare, commentare, illuminare, ma soprattutto disinformare. Se non ti sei fatto manipolare dai media di regime avrai visto i veri contorni dei conflitti geopolitici in corso.

Avrai notato l’accordo raggiunto tra Usa e Iran grazie alla Russia, avrai notato la crisi finanziaria in Cina, il recupero del rublo, l’intervento degli Usa in Europa e il cambiamento improvviso dell’atteggiamento del fondo monetario verso il taglio del debito della Grecia. E tutto in pochi giorni. Naturalmente non è un caso. Il problema è riuscire a capire quello che accade dietro al fiume di rumore e spazzatura dei media allineati. Magari faremo un post su quello.

Stasera scrivo due righe sulle menzogne che i media stanno facendo circolare da anni sulla Grecia, per manipolare l’opinione pubblica e per giustificare le scelte politiche europee. Sono sinceramente stanco di sentire persone che ripetono le menzogne dei media, senza sforzarsi almeno un poco per capire se sono vere o meno.

Per semplicità stralcio qualche passo di un vecchio articolo del 2011 di Vladimiro Giacché, uscito sul Fatto Quotidiano, non più consultabile sul sito del quotidiano, ma che ho ritrovato sul sito di Asimmetrie (qui).

1. I greci lavorano troppo poco. Falso, prima della crisi i greci lavoravano in media 44,3 ore alla settimana. La media dell’Unione Europea è di 41,7 ore, quella tedesca è di 41 ore (rilevazioni Eurostat).

2. I greci sono sempre in vacanza. Falso, i lavoratori greci godono di 23 giorni di vacanza all’anno. I tedeschi 30 giorni.

3. I greci hanno stipendi troppo elevati. Falso. Il livello salariale medio in Grecia è pari al 73% della zona euro (e un quarto dei lavoratori greci guadagna meno di 750 euro al mese).

4. I greci hanno delle pensioni d’oro, e sono tutti baby-pensionati. Falso due volte. I lavoratori maschi vanno in pensione in media all’età di 61,9 anni. In Germania a 61,5 anni. Le presunte “pensioni d’oro”, poi, sono queste: una media di 617 euro al mese, pari al 55% della media della zona euro.

5. In Grecia c’è un’eccessiva presenza dello Stato nell’economia. Falso. Prima della crisi, tra il 2000 e il 2006, il rapporto tra spesa pubblica e Pil era sceso dal 47% al 43% e si era sempre mantenuto al di sotto del livello tedesco.

6. I greci hanno truccato i conti. Vero. Il deficit è sempre stato superiore al limite del 3% previsto dal Trattato di Maastricht dal 1997 in poi. I trucchi contabili sono stati evidenti sin dal 2004. Come mai nessuno ha fatto niente? Perché era funzionale agli interessi di Germania e Francia (in quanto esportatori e in quanto creditori) che la Grecia fosse nella zona euro.

7. La Grecia non è competitiva. Vero. La Grecia ha da molti anni un forte deficit della bilancia commerciale, che nel 2009 ha raggiunto il 14% del prodotto interno lordo. Questo è il vero problema della Grecia. Peccato che all’origine del problema ci sia (anche) l’euro, che ha ridotto i rischi legati al tasso di cambio tra i Paesi europei e impedito le svalutazioni competitive, favorendo così le importazioni di prodotti manifatturieri dalla Germania e accentuando la specializzazione produttiva greca in servizi non destinati all’esportazione.

8. Il debito pubblico greco è troppo elevato. Vero. E’ passato dal 115% del Pil del 2007 al 143% del 2010. La causa ultima è rappresentata dal deficit della bilancia commerciale nei confronti dell’estero: quando c’è uno squilibrio prolungato di questo genere, qualcuno deve indebitarsi; nel caso della Grecia lo Stato. Ma l’impennata recente del debito è dovuta in buona parte alle pressioni speculative, la cui responsabilità grava soprattutto sulla pessima gestione della situazione da parte delle istituzioni europee.

9. La Grecia deve risparmiare di più. Falso. A causa delle misure di austerità intraprese nel 2010, il reddito dei greci si è ridotto in media del 20%. Allora ci si può chiedere per quale motivo il debito pubblico abbia continuato a crescere. La risposta è semplice: perché – proprio a causa delle misure di austerity – si è avuto un crollo della domanda interna (-18% a marzo 2011 rispetto a un anno prima), quindi dell’economia (65mila imprese hanno fatto bancarotta), quindi anche delle entrate fiscali per lo Stato (-1,2 miliardi di euro quest’anno rispetto alle previsioni).

10. Le privatizzazioni possono rappresentare una soluzione. Falso. Quando si deve vendere per forza il prezzo lo fa chi compra e oggi è difficile trovare compratori a prezzi non di saldo. Inoltre, quando lo Stato vende aziende profittevoli, si priva per sempre dei relativi introiti.

Credo che non ci sia bisogno di commentare, non ti pare?

Un ringraziamento all’autore, Vladimiro Giacché, e uno ad Asimmetrie.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi dire la tua o aggiungere qualcosa, puoi lasciare un commento.

Grazie e a presto ;D

Sembra che l’impegno politico dei cittadini contro il TTIP abbia riscosso un successo. E’ stato rimandato il voto di domani al parlamento europeo

Stop TTIP Italia

Roma, 9 giugno 2015 – COMUNICATO STAMPA

parliament-voteIl voto previsto domani 10 giugno a Strasburgo sulla Relazione Lange slitta  a data da destinarsi. Lo ha deciso il presidente Schulz applicando l’articolo 175 del regolamento del Parlamento Europeo dopo essersi consultato con il presidente della Commissione Commercio Internazionale (INTA).  Il motivo? I 200 emendamenti presentati e la richiesta di voti separati e con chiamata nominale. Toccherà  probabilmente di nuovo a INTA decidere sugli emendamenti e le proposte presentate in plenaria.

Sembra evidente che nel  gruppo dei Socialisti & Democratici la questione dell’ISDS stia diventando esplosiva e che gli accordi con i Popolari non siano poi così solidi.

La mobilitazione di questi giorni di cittadini e reti di movimento, grazie ai due milioni di firme raccolte e alla pressione diretta della società civile sui Parlamentari Europei,  ha certamente giocato un ruolo fondamentale nel rafforzare queste spaccature. Dunque, le criticità sollevate durante questo…

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Sono settimane che non mi affaccio su queste pagine. I motivi sono diversi e personali. Volendo sintetizzare, il cambiamento è tornato nella mia vita, in bene e il male. Forse ne parleremo, in futuro. Stasera ti propongo invece un altro video interessante, ricco di spunti di riflessione.

E’ un video di Claudio Messora in cui cerca di spiegare il disegno dietro l’europa e la moneta unica.

Chi ha voluto l’Europa? Perché? Chi ne ha tratto maggior vantaggio?

Qual è la natura di questa crisi? Quali sono le cause? Chi ne trae vantaggio? Chi invece ne paga il prezzo e le conseguenze?

Perché l’Europa continua a imporre agli stati politiche recessive? Come l’aumento delle tasse, la compressione dei salari, la riduzione della spesa pubblica e la privatizzazione dei servizi. E perché lo fa sostenendo che servono per far crescere l’economia?

A queste e altre domande Messora cerca di rispondere, citando scritti, fatti e personaggi, ricostruendo gli eventi e la storia vera, piuttosto diversa dalle versioni dei media allineati.

Claudio Messora è giornalista e blogger, responsabile del blog Byoblu. Dopo una breve parentesi come responsabile della comunicazione del gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle è tornato alla rete e all’informazione non allineata. Qui trovi Byoblu, qui la pagina in cui ha pubblicato il video.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quando viene detto, a verificare le informazioni presso fonti affidabili e a non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto.

Ciò che vogliono farvi credere sulla Grecia

Non è mia abitudine riportare altri post in queste pagine, ma stasera faccio uno strappo alla regola. Voglio proporti la traduzione di un testo francese del “Collectif pour un audit citoyen”, un movimento di base di cittadini che vogliono più trasparenza dalla politica. Il titolo del testo è “Ciò che vogliono farvi credere sul debito della Grecia”, circolato in tutta europa, in Italia è stato tradotto dal “Gruppo delle Cinque Terre”, movimento politico-ambientalista, e pubblicato sulle pagine del sito Pop Off, qui.

Te lo propongo perché nel rumore assordante dei media allineati e dell’informazione distorta, il documento chiarisce la questione greca e mette il luce le falsità di media e politici.

Eccolo:

Grecia, quello che vorrebbero farti credere sul debito

Otto idee sul debito greco che servono solo a far interiorizzare l’ineluttabilità del debito ai popoli greco e del Sud dell’Europa. Un audit pubblico svelerebbe il ricatto

a cura del Collectif pour un audit citoyen

Idea indotta n.1 – Annullare il debito greco vuol dire 636 euro per ogni francese

Il discorso ufficiale sulla Grecia

«Inaccettabile trasferire il debito greco dal contribuente greco a quello francese» (Michel Sapin, ministro dell’Economia Europe, n.1, 2 febbraio 2015); «una tegola di 735 euro per ogni francese» (Le Figaro, 8 gennaio 2015); 636 euro secondo TF1 (2 febbraio 2015).

Perché è falso?

L’impegno francese verso la Grecia è di 40 miliardi di euro: una piccola parte è stata prestata al paese nel quadro di prestiti bilaterali, il resto (circa 30 miliardi di euro) è stata fornita a garanzia al Fondo europeo di solidarietà finanziaria (Fesf) che ha contratto il prestito sui mercati finanziari per prestare alla Grecia.

In entrambi i casi questi prestiti sono già contabilizzati nel debito pubblico francese (circa 2.000 miliardi), per cui il loro annullamento non aumenterebbe il debito.

La Francia dovrà sborsare quelle somme in caso di annullamento del debito greco? No, perché infatti la Francia, come la maggior parte dei paesi, non rimborsa mai veramente il proprio debito. Quando un prestito viene a scadere, la Francia lo rimborsa con un altro prestito. Si dice che la Francia fa “rotolare” il suo debito.

La sola cosa che perderebbero i contribuenti francesi sarebbero gli interessi versati per la Grecia, ossia 15 euro pro capite e per anno.[1]

La Bce potrebbe risolvere il problema con facilità. Potrebbe cancellare con un tratto di penna i 28 miliardi da lei detenuti. Potrebbe riacquistare dalle istituzioni pubbliche (Stati, Fesf) i titoli greci che detengono e ugualmente annullarli. Oppure potrebbe trasformarli – come chiede la Grecia – in obbligazioni perpetue, con un tasso di interesse fisso e affidabile, e non di rimborso del capitale. Ad ogni modo, una banca centrale non corre alcun rischio finanziario, perché si può rifinanziare da sola creando moneta.

Quali insegnamenti per la Francia e l’Europa?

Anche in Francia il debito pubblico è insostenibile e non si potrà rimborsare. I tassi d’interesse oggi sono bassi? Sì, ma perché la Francia porta avanti una politica d’austerità che piace ai mercati finanziari. E anche perché gli investitori finanziari non vogliono più correre il rischio di investimenti nel settore produttivo. Per farla finita con questa politica, in Francia e in Europa, bisognerà pure alleggerire in un modo o in un altro il gravame dei debiti: ristrutturazione, parziale rimborso con un prelievo eccezionale sui grandi patrimoni, parziale annullamento… ogni ipotesi va studiata e deve essere oggetto di scelte democratiche.

Idea indotta n.2 – Quando si deve qualcosa, va rimborsata

Il discorso ufficiale sulla Grecia

«La Grecia dovrà rimborsare il suo debito» (Michel Sapin, 2 febbraio); «Un debito è un debito. Rimborsare è un dovere morale per uno Stato di diritto» (Marine Le Pen, 4 febbraio)

Perché è falso?

Tranne rare eccezioni, uno Stato non rimborsa il proprio debito, ma rinnova il prestito per far fronte alle scadenze. Nel bilancio dello Stato figurano gli interessi del debito, mai il rimborso della somma presa in prestito (la parte principale). Al contrario di un privato, lo Stato non è mortale, può indebitarsi all’infinito per pagare i suoi debiti. È la differenza con il prestito di una madre di famiglia che ha l’obbligo, lei sì, di rimborsare il suo debito.

Se però i mercati finanziari non vogliono più prestare a uno Stato, o esigono tassi d’interesse esorbitanti, e lo Stato non ha più accesso alla creazione di moneta da parte della Banca centrale del proprio paese, le cose si mettono male. Per questa ragione nel 2011, quando le banche si sono spaventate di fronte alle difficoltà greche, la Bce e gli Stati europei hanno dovuto concederle prestiti.

Ed è questo che oggi consente loro di esercitare un brutale ricatto, minacciando di tagliare i crediti alla Grecia se il suo governo mantiene le misure anti-austerità che ha promesso agli elettori: aumento dello Smic e delle pensioni, rientro al lavoro dei dipendenti pubblici licenziati, blocco delle privatizzazioni.

Numerose esperienze storiche di paesi sovra-indebitati (Germania 1953, Polonia 1991, Irak 2003, Ecuador 2008, Islanda 2011, Irlanda 2013…) sono comunque approdate alla stessa conclusione: se il debito è troppo pesante (190% del Pil per la Grecia!), occorre annullarlo e/o ristrutturarlo per consentire una nuova ripresa.

Tutti sanno – anche il Fmi e la Bce – che l’attuale gravame del suo debito è troppo pesante per la Grecia. È indispensabile rinegoziarlo: rispetto al parziale annullamento, ai tassi di interesse, allo scadenzario. Occorre per questo una Conferenza europea sul debito, come è avvenuto nel 1953 per la Repubblica federale tedesca. Perché sia efficace, essa deve basarsi sui lavori di una Commissione internazionale di audit del debito greco, che stabilirà quale sia la parte legittima di cui conviene liberarsi (e anche la rinegoziazione dei tassi d’interesse e delle scadenze) e quella illegittima, che si può contestare.

È legittimo il debito contratto legalmente per finanziare investimenti o politiche che vadano a vantaggio della popolazione: È illegittimo quello che non ha servito gli interessi della popolazione ma ha invece avvantaggiato minoranze privilegiate. Secondo la giurisprudenza internazionale, un debito può addirittura avere un carattere odioso o essere illegale, a seconda del modo in cui lo si è contratto.

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